Apologia (parziale) di Sebastian Vettel

Troppe critiche. Andrea Matteotti (tra l’altro grande tifoso di Lewis Hamilton) non ci sta e prende le difese di Sebastian Vettel. Anche se…

In questi giorni si è detto di tutto su Sebastian Vettel: non adatto alla Ferrari, troppo impulsivo, quattro volte campione di “cartone”, eccetera eccetera. Mancava poco che venissero insultati pure i suoi parenti! Come è possibile che in una settimana si sia completamente rovesciata l’opinione avuta su di lui? Come è possibile che sia passato da “eroe dei due mondi” a “brocco” in così poco tempo? La risposta l’ha data, lui stesso, domenica nel giro numero uno: errore in staccata e testacoda. Sarebbe stato quasi tutto normale se la pista non fosse stata Monza, davanti a tutto quel pubblico rosso che si aspettava grandi cose dopo la qualifica. Ma facciamo un po’ di chiarezza: è davvero un brocco come tutti lo etichettano ora? È l’eroe dei due mondi che era prima? I latini dicevano “in medio stat virtus” (la verità sta nel mezzo): e secondo me non c’è frase migliore per definire Sebastian. Rimane un quattro volte campione del mondo, non scordiamocelo. Va bene, sì, tre titoli li ha vinti con una super macchina e il compagno al suo servizio; mentre il primo, pur essendo la RB6 la vettura più competitiva, è stato sicuramente più tosto, anche perché Webber al titolo ci credeva davvero. Cos’è cambiato da quegli anni? Tutto, o, perlomeno, quasi tutto. Innanzitutto la squadra non è più anglosassone, ora è italiana, “mediterranea”. Il Team Principal non è più il freddo e calcolatore Christian Horner, ma il più focoso Maurizio Arrivabene. E il team non è la Red Bull, team giovane dove la pressione non è particolarmente alta (anche se, bisogna dire, Daniil Kvyat a inizio 2016 e Daniel Ricciardo da Monaco erano sottoposti a stress elevati), ma la Ferrari, la squadra più blasonata in assoluto, la più vincente, quella con più storia in assoluto. Si capisce bene quindi perché chi viene preso a Maranello è consapevole di avere addosso una responsabilità enorme. Quindi mi permetto di dire che capisco Sebastian: lo capisco, sì, anche perché, ricordiamocelo, i titoli in F1 li ha vinti tra i 23 e i 26 anni, quindi in età giovanissima. Ricordiamoci, per esempio, che Nigel Mansell il titolo lo vinse a 39 anni! Seb aveva ancora quella spensieratezza che hanno i giovani, ritenendosi invincibili, immortali e quindi poco propensi a sentire la pressione, la responsabilità. Per questo, chiedere a Max Verstappen. Vettel ora ha 31 anni, quindi un’età ormai matura, e i bei tempi Red Bull se ne sono andati per sempre. E non perché non vincerà più titoli, ma perché di certo ha cambiato mentalità, approcci, tutto.
Per favore, smettiamola di affibbiargli colpe e responsabilità esagerate, anche perché appena vince siamo tutti bravi a salire sul carro. E non paragoniamolo a Kimi Räikkönen: è soprannominato “Iceman” non a caso. Infatti sabato, quando ha fatto registrare il giro con la velocità media più alta della storia della F1, al team radio in cui gli segnalavano che aveva conquistato la pole, ha risposto con un semplice “Thank you”.
Ma torniamo a Vettel. Cosa vi chiedo? Calma e accortezza di giudizio, almeno fino a fine stagione. C’è ancora un mondiale in ballo, e Ferrari è consapevole di avere la miglior macchina. 30 punti contro un Hamilton del genere sono tanti, ma non per questo irrecuperabili. Poi sì, penserete a che insulti lanciare a Vettel (o a come osannarlo se dovesse vincere il titolo). Ma ora è troppo presto, sia per esultare che per piangersi addosso. Cambiando argomento, volevo soffermarmi con voi sulla strategia (a mio parere scellerata) di mandare a casa Kimi Raikkonen la prossima stagione. Oltre al fatto, che secondo me è totalmente sbagliato, il momento è stato ancora peggio: durante il weekend del GP Italia, momento cruciale del campionato. Se non ci fossero state queste voci, o ancora meglio se fosse arrivato il rinnovo per Kimi, credete che avrebbe staccato così duramente nei confronti di Vettel in partenza? Leclerc sarà sì fortissimo, ma è ancora acerbo per guidare la Rossa. Oltre a questo, appena sono iniziate le voci che lo davano in Ferrari ha iniziato ad appannarsi, facendo tanti piccoli errori.
È davvero giusto puntare su Leclerc? A mio parere sì, ma solo se affiancato a Raikkonen: Kimi garantirebbe al monegasco un’ottima dose di esperienza, oltre magari a farlo migliorare sotto il punto di vista del carattere e di gestione della pressione.
Dopo questo articolo in cui difendo a spada tratta Vettel, mi sento anche io, purtroppo, di dire che non serve più alla causa Ferrari. I vari “taratatarata, forza Ferrari, grazie ragazzi” sono belli da sentire, ma fanno male se poi non portano a casa titoli. Per questo mi sento di dire che Alonso, nei suoi anni in Ferrari, ha raccolto molto più di Vettel, in relazione alla competitività della vettura. Queste ultime due stagioni, e in particolare quest’ultima, avrebbero dovuto essere poco più di una formalità per Vettel, che anzi si era comportato meglio lo scorso anno, visto che era in testa nel mondiale fino a Spa.
Ritengo quindi che nel 2021 sia meglio puntare su Hamilton: prendono più o meno lo stesso stipendio, ma Lewis di testa ha dimostrato di essere molto più forte di Seb. In più, quando le cose vanno male, l’inglese fa la differenza.

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