#ESSEREFERRARI o #NONESSERE

Come ogni anno, ci risiamo: si torna a parlare di monoposto meteoreopatica, di mancanza di carico, di piste pro e contro Ferrari, di problemi di affidabilità, di errori, di strategie incomprensibili e di team radio inopportuni. Il dilemma è sempre il medesimo: #essereferrari o #nonessere? L’hashtag, che ha spopolato alla presentazione dell’ultima nata di Maranello, rischia di subire pericolose declinazioni. Perchè la SF90 toglie il sonno ai meccanici, ai piloti e a tutti i suoi tifosi. Le premesse erano come al solito diverse: i test invernali hanno come da copione illuso, le Mercedes (che amano giocare a nascondino da tempo immemore) si sono fino ad ora dimostrate ciniche e letali e colui che dovrebbe ricoprire il ruolo di prima guida sembra in difficoltà, soprattutto mentalmente. Si può davvero vincere un titolo in queste condizioni? Forse no, forse sì. Ciò che è certo è che la casa di Maranello ha tutte le risorse, umane e tecniche, per far diventare cigno quell’opaco anatroccolo succube, ormai da anni, delle solite frecce d’argento e degli scherni di chi sa fare il proprio a lavoro a meraviglia. L’analisi del nostro fondatore e capo redattore Alessandro Morini Gallarati.

“La Ferrari gode di circa cinque decimi di vantaggio su tutti i principali competitors…”

didooo

Le parole di quella volpe di Toto Wolff (pronunciate dal Team Principal Mercedes circa due mesi fa) riecheggiano nella mente di ogni tifoso Ferrari, quasi in lacrime come ogni anno davanti al tabellone di classifica piloti e costruttori. Che parla chiaro: Mercedes, Lewis Hamilton e Valtteri Bottas stanno spiccando il volo. E dopo tre gare, non c’è nemmeno un pilota con la tuta rossa in terza posizione nel campionato piloti. Quel posto per il momento è occupato da un solido Max Verstappen, che ha iniziato questa stagione nel migliore dei modi, sfruttando a pieno il potenziale della sua Red Bull Racing motorizzata Honda (e demolendo il povero Pierre Gasly, sulla graticola e già a rischio licenziamento). Sebastian Vettel e Charles Leclerc sono alle prese con una Ferrari SF90 che fa le bizze sotto molteplici punti di vista: i problemi di affidabilità e la mancanza di carico aerodinamico limitano le performance, e subito riparte il ricorrente leitmotiv degli ultimi anni: è un problema di temperature degli pneumatici, di finestre, di carico, di ala anteriore, di progetto nato male, di errori al muretto. Anche quest’anno si vince l’anno prossimo. Sembra un incubo, ma non lo è. Dall’alto si predicano calma, tranquillità e fiducia per le prossime gare. Sebastian Vettel ha dichiarato che “la SF90 è una buona vettura, non ha nulla che non va, anche se ovviamente ci sono alcune cose che non mi piacciono” e Charles Leclerc si dice ottimista sotto tutti i punti di vista (nonostante il monegasco abbia dovuto già confrontarsi con problemi di affidabilità e ben tre team orders).

Formula 1 2019 Pre-Season Tests - Day 1

Ciò che è certo è che c’è da lavorare, direbbe Maurizio Arrivabene (che in questo momento forse se la ride sotto i baffi), e tanto. E bene. Affidabilità e aerodinamica preoccupano: la sensazione è che Ferrari tema rotture (forse per questo motivo non se la sente al momento di dare tutta la potenza alle proprie monoposto), e che quell’ala anteriore tanto invidiata da tutti (Mercedes in primis) in quel di Barcellona sia in realtà un flop. Non che il resto lavori in maniera ottimale: il gap pagato nei settori più guidati è  rilevante e non può essere solamente colpa del rivoluzionario concetto sviluppato sull’anteriore. Insomma, le problematiche non sono poche, e se si torna poi a parlare anche di piste pro e contro Ferrari, i segnali non possono essere assolutamente incoraggianti. Quindi è tutto da buttare, con ancora diciotto appuntamenti davanti? No. Come sempre in medio stat virtus, ma il confine tra #essereferrari e #nonessere è davvero molto labile. Lo è stata, Ferrari, solamente in Bahrain (almeno per quanto riguarda le performance). Deve tornare ad esserlo a Baku, perchè il mondiale sta prendendo una brutta piega e va invertita la tendenza: era dal 1992 che una Scuderia (in quel tempo fu la Williams) non otteneva tre doppiette consecutive nel trittico iniziale. Per tornare a splendere (nonostante l’opacità della verniciatura) la SF90 ha bisogno di tutti. Del suo presidente, del suo amministratore delegato, di Mattia Binotto, l’uomo solo al comando (alle prese con mille difficoltà), dei suoi meccanici, di Sebastian Vettel (pare apatico e dormiente nell’ultimo periodo) e di Charles Leclerc, il quale va lasciato correre.

17.03.2019- race, Charles Leclerc (MON) Scuderia Ferrari SF90

Il ragazzo è veloce, e senza team orders avrebbe quasi dieci punti in più, dal momento che sarebbe arrivato davanti al compagno di squadra sia in Australia che in Cina. E gliene mancano altri dieci per il problema tecnico in cui è incappato in Bahrain. Il ventunenne di Monaco è in grado di giocarsela a più riprese con i suoi competitors: limitarlo volontariamente è un errore madornale che non può che ritorcersi contro coloro che hanno intenzione di limitarlo. Qui non si tratta di problemi risolvibili in galleria del vento, basta solo un po’ di sale in zucca, tutto qui. Questo deve essere il primo passo per tornare ad #essereferrari. Per quanto concerne il resto, la casa di Maranello ha tutte le risorse, umane e tecniche, per far diventare cigno quell’opaco anatroccolo succube, ormai da anni, delle solite frecce d’argento e degli scherni di chi sa fare il proprio a lavoro a meraviglia. #ESSEREFERRARI o #NONESSERE, questo è il dilemma. 

 

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