GP di Gran Bretagna: le pagelle

Come da tradizione, le pagelle del GP di Gran Bretagna, firmate dal nostro sempre presente Andrea Matteotti.

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Lewis Hamilton, voto 10: glielo devo dare, nonostante la mancata pole (per soli sei millesimi), perché aveva il fuoco dentro. Non voleva vincere, voleva stravincere. A casa sua. Lo ha fatto ed è vero, è stato fortunato con la SC, ma il giro veloce all’ultimo passaggio con gomme dure usurate è testimonianza diretta di un dominio inscalfibile. OTTANTA VOLTE LEWIS.
Valtteri Bottas, voto 9: fa una pole position incredibile, facendo imbestialire il compagno, al quale risponde colpo su colpo anche in pista. Perde la prima posizione per una strategia un po’ frettolosa, però la sensazione è che non disponesse del ritmo del compagno. (AB)BATTUTO.
Charles Leclerc, voto 9.5: autore dell’ennesimo week-end da incorniciare, demolisce ancora il compagno in qualifica. Non solo: in gara regala spettacolo difendendosi con le unghie da Verstappen e rendendosi autore di un sorpasso pazzesco su Gasly. Purtroppo è vittima ancora una volta di una strategia inspiegabile, ma per sua fortuna il fato gli consegna un podio più che meritato. EMOZIONE PURA QUESTO RAGAZZO

Pierre Gasly, voto 8.5: finalmente abbiamo rivisto un pilota degno di tale nome. Davanti a Vettel in qualifica e per la prima volta, grazie al tedesco, finisce anche davanti al compagno di squadra. RIGENERATO.

Max Verstappen, voto 9.0: combatte duramente con Leclerc, poi viene speronato da Vettel e finisce addirittura dietro al compagno. Peccato, perchè poteva addirittura concludere al secondo posto. NOTEVOLE.

Carlos Sainz, voto 7.5: mezzo voto in meno per la qualifica. In gara scatta benissimo, gestisce bene le gomme ed è, ancora una volta, il primo degli altri. ANIMALE DA GARA.

Daniel Ricciardo, voto 7: nettamente davanti al compagno, lotta con Sainz senza però riuscire a passarlo. ARREMBANTE.

Kimi Raikkonen, voto 7: zitto zitto, mai inquadrato, arriva nuovamente a punti. SOLIDO.

Daniil Kvyat, voto 6.5: in qualifica le prende da Albon, ma beneficia della SC e conclude nono. Come ha affermato lui in un team radio al traguardo… GARA DELLA MADONNA.

Nico Hulkenberg, voto 6: bastonato ancora sonoramente da Ricciardo, speronato da Perez e alla fine anche con problemi tecnici. Nonostante ciò arriva a prendersi un punto. PAPERINO.

Lando Norris, voto 6: gara non all’altezza della qualifica per l’inglesino,  a causa di una strategia discutibile. IELLATO.

Alexander Albon, voto 7: lui in Q3, il compagno Kvyat fuori in Q1. Alla fine gli arriva dietro per colpa della crudele SC, ma dimostra sempre una solidità impressionante. Purtroppo finisce fuori dai punti. SUPER.

Lance Stroll, voto 6: decima eliminazione su dieci in Q1. In gara come al solito si riscatta e chiude davanti al compagno. COMPITINO.

George Russell, voto 6.5: batte come al solito il compagno. Quello gli viene chiesto, lui esegue. PRESENTE.

Sebastian Vettel, voto 4.5: in qualifica è l’ombra di se stesso. La domenica si riprende, rendendosi autore di una buona prima parte di gara che gli consegna per un attimo il podio. Dopo, però, il patatrac. SPENTO.

Robert Kubica, voto 6.5: con la macchina della quale dispone, riesce a mettersi dietro una Racing Point, anche grazie ad una migliore strategia. BRAVO.

Sergio Perez, voto 5: in partenza è attento, poi esce la SC, intravede la succulenta occasione di passare Hulkenberg e lo sperona, distruggendo l’ala anteriore e la sua gara. ERRORACCIO.

Antonio Giovinazzi, voto 6: batte ancora una volta Raikkonen in qualifica, in gara a causa di un cedimento è costretto al ritiro. SFORTUNATO.

Romain Grosjean, SV: fa infuriare Steiner, costringendo al ritiro il compagno di squadra. NO COMMENT.

Kevin Magnussen, SV: vedi Romain Grosjean. NO COMMENT.

GP d’Austria: le pagelle

Con un ritardo degno di una monoposto di casa Williams (abbiamo avuto qualche problematica tecnica con il sito web), ecco le pagelle del GP D’Austria. Buona lettura!

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Max Verstappen, voto 10: botto in FP3 il sabato mattina, partenza disastrosa la domenica pomeriggio. Ciò che fa successivamente però, entrerà nella storia. Dieci era l’unico voto possibile. Rimonta sensazionale, da re. RE LEONE.

Charles Leclerc, voto 9.5: domina tutto il week-end, cede lo scettro a tre giri dalla fine. L’appuntamento con la vittoria è solo rimandato. AFFRANTO.

Valtteri Bottas, voto 7: rimane davanti al compagno di squadra e si piazza sul podio, Non brilla, ma rosicchia qualche punto in classifica al compagno. CHI SI ACCONTENTA GODE.

Sebastian Vettel, voto 8: in qualifica viene perseguitato dalla malasorte, in gara dalla strategia Ferrari, ma nonostante tutto non molla e si toglie lo sfizio di superare il rivale Hamilton. SAMURAI.

Lewis Hamilton, voto 5: irriconoscibile per tutto il week-end. Blocca Raikkonen in qualifica e si prende penalità, in gara naviga troppo sui cordoli ed è costretto ad un lungo pit stop. BATTUTA D’ARRESTO.

Lando Norris, voto 8: non teme nulla e nessuno, in partenza si porta addirittura in terza posizione davanti ad Hamilton, che impiega però poco tempo a riprendersela. Il resto è emozione pura, lotta sempre con il coltello tra i denti. ASTRO NASCENTE.

Pierre Gasly, voto 4: ha sotto il sedere la stessa macchina del vincitore, eppure viene persino doppiato; non è facile sopportare la pressione, ma da un pilota Red Bull si pretende per forza di più. ANNICHILITO.

Carlos Sainz, voto 8.5: vederlo tagliare il traguardo in questa posizione è bello, se si pensa che è partito diciannovesimo. Da standing ovation, anche se non viene mai inquadrato. GRANDIOSO.

Kimi Raikkonen, voto 7: nei suoi primi giri sembrava il Kimi del 2007, poi perde posizioni e viene passato dalle due McLaren, ma porta a casa comunque un gran risultato. KIMI C’É.

Antonio Giovinazzi, voto 8: si riprende ciò che gli era stato tolto settimana scorsa da una strategia abominevole ed arriva a punti. TUTTI PAZZI PER GIOVINAZZI.

Sergio Perez, voto 6.5: la Racing Point non c’è ma il messicano non si dà per vinto: recupera posizioni in gara, batte ancora il compagno e si posiziona appena fuori dalla zona punti. CONSISTENTE.
Daniel Ricciardo, voto 6: week-end da dimenticare per la Renault, soprattutto guardando le McLaren, ma l’australiano mantiene almeno la posizione guadagnata in qualifica. COSÌ COSÌ.

Nico Hulkenberg, voto 5: in gara guadagna posizioni ma rimane dietro al compagno di scuderia. SCONFITTO.

Lance Stroll, voto 5: dopo l’exploit del Canada non ha più brillato, soprattutto in questo week-end. RIMANDATO.

Alex Albon, voto 7: la Toro Rosso soffre terribilmente nella centrifuga del Red Bull Ring, ma il giovane indonesiano tiene giù la gobba e si piazza davanti al compagno e si dà da fare. ARREMBANTE.
Romain Grosjean, voto 5: arriva di poco davanti al suo compagno, senza però aver patito tutte le grane del danese: davvero non ci siamo. IN CADUTA LIBERA.
Daniil Kvyat, voto 6: perde lo scontro con Albon ma, con una macchina così, non si poteva far meglio. BENE MA NON BENISSIMO.

George Russel, voto 7: parte diciottesimo e mantiene la posizione, si tiene dietro il compagno e addirittura una Haas, con una Williams! AVESSE UNA MACCHINA MIGLIORE...

Kevin Magnussen, voto 7: ha fatto il giro della vita in qualifica, prendendosi la quinta casella, peccato per la sostituzione del cambio ed un drive through forse troppo duro. ACCANIMENTO GIUDIZIARIO.

Robert Kubica, voto 5: la macchina è quella che è, però non regge il confronto con il giovanotto che si trova in squadra. BASTONATO.

GP di Francia: le pagelle

A Le Castellet a trionfare, purtroppo, è stata soprattutto la noia. Questo non ha impedito al nostro Andrea Matteotti di rimanere sveglio e di lavorare al consueto pagellone, che vi proponiamo ora. Buona lettura!

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Lewis Hamilton, voto 10: week-end semplicemente perfetto. Pole, vittoria e gara in testa dalla prima all’ultima tornata. Solo Vettel, con pneumatici nuovi, riesce (per 24 millesimi) a soffiargli il giro veloce, che Lewis aveva ottenuto con gomme bianche blisterate. GIGANTESCO.

Valtteri Bottas, voto 7.5: si riscatta parzialmente dall’opaca performance in Canada ma le prende ancora sonoramente, per la quarta volta di fila, dal compagno di squadra. In più rischia con Leclerc alla fine. RIDIMENSIONATO.

Charles Leclerc, voto 9: sempre davanti a Vettel, dal venerdì mattina alla domenica sera. Gran week-end del monegasco, che alla fine prova anche a passare Bottas. CRESCE BENE IL RAGAZZO.

Max Verstappen, voto 8: rischia di finire dietro a Norris (li separano appena 9 millesimi) in qualifica, in gara fa comunque il massimo e porta a casa il miglior risultato possibile. Ormai ci ha abituato alla massimizzazione totale. COSTANTE.

Sebastian Vettel, voto 6.5: sufficienza piena solamente per il giro veloce ottenuto in extremis. Sfortunato in qualifica, in gara fa quel che può. SPENTO.

Carlos Sainz, voto 8: in partenza è un fulmine, brucia il compagno ed insidia anche Verstappen. La McLaren MCL-34 fa il resto. BRAVO.

Kimi Raikkonen, voto 7: le sue doti innate relative alla gestione delle gomme si confermano e riscattano una qualifica davvero negativa. Poi esce vincitore, anche grazie alle decisioni della FIA, dal quadriello finale. INFINITO.

Lando Norris, voto 8.5: per appena nove millesimi non centra una seconda fila incredibile. In gara combatte contro gli avversari e i problemi idraulici della sua MCL-34. EROICO.

Nico Hulkenberg, voto 6: il compagno di squadra è più veloce per tutto il week-end, ma la penalità di dieci secondi rifilata a Daniel permette a Nico di arrivargli davanti. CHI SI ACCONTENTA GODE.

Pierre Gasly, voto 4: inizio davvero a chiedermi davvero se Verstappen sia invincibile o se lui sia in palese difficoltà. Sicuramente un mix delle due cose. Arriva a punti per miracolo. INGUARDABILE.

Daniel Ricciardo, voto 6: bene in qualifica, arrembante in gara. Anche troppo per i commissari. BASTONATO.

Sergio Perez, voto 6.5: la sua monoposto ormai naviga costantemente nelle retrovie ma lui, nonostante un’iniziale penalizzazione, la porta vicino a una Red Bull. LOTTATORE.

Lance Stroll, voto 6.5: il leitmotiv della stagione. Lentissimo in qualifica, si riprende in gara. Ultimo a fermarsi, chiude dietro al compagno. IN CRESCITA.

Daniil Kvyat, voto 6: malissimo in qualifica (fuori in Q1). Complice la penalità parte molto indietro ma rimonta bene, passando il compagno negli ultimi giri. INCAZZATO.

Alexander Albon, voto 5.5: la sua STR non è in gran forma in Francia… e si vede. Lui fa il suo battendo il compagno in qualifica, ma in gara si fa sorpassare. ROOKIE DILIGENTE.

Antonio Giovinazzi, voto 6.5: la sua qualifica è superba, poi purtroppo le sue gomme non reggono. La strategia è disastrosa: due soste e mille difficoltà. RITORNO BRUSCO SULLA TERRA.

Kevin Magnussen, voto 4.5: la Haas soffrono terribilmente il Paul Ricard e si vede. DISTRUTTO.

Robert Kubica, voto 6.5: come al solito in qualifica le prende sonoramente da Russell, in gara però si riscatta e mette finalmente il giovane compagno dietro. IL RUGGITO DEL VECCHIO LEONE POLACCO.

George Russell, voto 5.5: prima insufficienza stagionale per il giovane talento che deve confrontarsi con un ottimo Kubica che stavolta lo batte. ABBAGLIATO.

Romain Grosjean, voto 5: conduce una gara nelle retrovie prima di ritirarsi. Più veloce comunque del compagno di squadra. POCO PATRIOTTICO.

 

GP di Spagna: le pagelle

A Barcellona trionfa Lewis Hamilton, che fa centosessanta. Questo è il numero che si ottiene sommando pole position e vittorie dell’inglese, che supera così Michael Schumacher (fermo a quota centocinquantanove). Questa è storia. Il pagellone di Andrea Matteotti. 

Lewis Hamilton, voto 9.5: perché ha reagito da campione ad un sabato difficile. Ottima partenza e passo insostenibile per tutti. E sono centosessanta. Che significa? È un numero probabilmente insignificante, che ad oggi conta poco o nulla, in un campionato dominato da Mercedes. Conta, però, se andiamo a dare un’occhiata i record: e centosessanta è la somma di pole position e vittorie di Lewis Hamilton, che sorpassa così Michael Schumacher, fermo a quota centocinquantanove.

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A Baku si era dovuto arrendere ad un super Valtteri Bottas, che anche questo weekend sembrava dirgli “eh no Lewis, per la storia passa la prossima volta”. L’inglese, però, non era d’accordo e ha tirato fuori una gara da manuale: super partenza, favorita anche dal problema allo start di Bottas, e passo insostenibile per tutti. E l’appuntamento con la storia è servito: Schumacher è battuto, almeno se sommiamo pole e vittorie. Ora restano quindici vittorie e due mondiali per eguagliare e successivamente il tedesco: Hamilton è pronto per riuscirci. ALIENO.

Valtteri Bottas, voto 8.5: il voto è alto per la straordinaria pole. Rifilare sei decimi ad uno come Lewis è tanta roba. In gara però Hamilton lo ha massacrato (e ridimensionato). SABATO DA LEONE, DOMENICA… UN PO’ MENO.

Max Verstappen, voto 8.5: sta letteralmente trascinando la Red Bull Racing motorizzata Honda. MOSTRUOSO.

Sebastian Vettel, voto 7: parte bene, ma non gliene va bene una. Verstappen è troppo veloce. IN CRESCITA.

Charles Leclerc, voto 6.5: finalmente ottiene un team radio a favore, ma cambia poco purtroppo. SECONDA GUIDA.

Pierre Gasly, 6.5: continua a fare un campionato a parte. Lontano dai primi, imprendibile da tutti gli altri. SOLO.

Kevin Magnussen, voto 7: battuto da Grosjean in qualifica, in gara si riprende tutto con gli interessi, mandando al bar il francese. E conclude settimo. CATTIVO.

Carlos Sainz, voto 7: non un fulmine in qualifica ma ottima gara. Si porta a casa quattro punti che fanno morale e classifica. IDOLO DI CASA.

Daniil Kvyat, voto 6.5: buona qualifica e comunque a punti. Batte Albon e passa poi anche Grosjean. Il suo ritorno in F1 finora è più che positivo. SOLIDO.

Romain Grosjean, voto 5.5: termina in zona punti, ma viene asfaltato da Magnussen prima e da Sainz e Kvyat poi. Spesso costretto a tagliare le curve. TRISTE.

Alexander Albon, voto 6: ricordiamo che è comunque un rookie e che comunque il più esperto Daniil Kvyat gli è appena sopra. NOT TOO BAD.

Daniel Ricciardo, voto 6: lui in Q3, il compagno Nico Hulkenberg fuori in Q1. E in gara si dimostra ancora più pimpante. Ci prova sempre, purtroppo però la sua Renault non è un missile. SEMPRE MEGLIO.

Sergio Perez, voto 5.5: in Q2 e davanti a Stroll. Però la gara è negativa. IN DIFFICOLTÀ.

Nico Hulkenberg, voto 4.5: lui fuori in Q1, Ricciardo in Q3. In gara il copione è lo stesso. BASTONATO.

Kimi Raikkonen, voto 5.5: finisce nella ghiaia al primo giro, ma almeno entra in Q3 e comunque batte ancora Antonio Giovinazzi. Male in generale l’Alfa Romeo Racing. DELUSO.

Antonio Giovinazzi, voto 5: male in qualifica, male in gara, a causa anche delle cinque posizioni in griglia per la sostituzione del cambio. ANCORA NEGATIVO.

George Russell, voto 7: partiva con una penalità e ha suonato il compagno sia in qualifica che in gara. Poi, inutile ripeterci, con la macchina che ha non può fare di più. ORGOGLIOSO.

Robert Kubica, voto 5: si prende più di un secondo da Russell in qualifica, gli partiva davanti ma gli finisce ancora dietro. LENTISSIMO.

Lance Stroll, voto 5: non qualificarsi al Q2 ormai è un’abitudine. Poi come al solito in gara si riprende leggermente, ma Perez comunque lo suona ancora. Infine si aggancia con Norris e termina nel suo habitat naturale. A MURO.

Lando Norris, voto 5.5: partenza molto difficile, poi gara anonima fino al botto con Stroll. Ma in qualifica continua a comportarsi bene. SFORTUNATO.

GP dell’Azerbaijan: le pagelle

A Baku ci si aspettava una miriade di sorpassi e di incidenti, ci si aspettava un Bernd Mayländer (a bordo della sua AMG GT-R) protagonista. Le aspettative sono però state disattese: gara bella ma non certo bellissima, gomme indecifrabili e, soprattutto, sempre la solita storia… argentata. Le pagelle di Andrea Matteotti.

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Valtteri Bottas, voto 10: pole position fantastica e inizialmente quasi inaspettata, gara superba. Tenere dietro Hamilton non è mai semplice. Valtteri, però, non sbaglia una virgola. PERFETTO.

Lewis Hamilton, voto 9: ottima partenza, purtroppo per lui la prima curva arriva troppo presto e si deve accodare. Forse potrebbe essere un po’ più cattivo, ma preferisce non rischiare. Poi passa tutta la gara negli scarichi di Bottas. L’OMBRA DI VALTTERI.

Sebastian Vettel, voto 8: finalmente conquista un podio meritato con una gara gagliarda. Purtroppo per lui, però, le Mercedes sono troppo veloci. RISVEGLIO DEFINITIVO?

Max Verstappen, voto 7.5: cascasse il mondo lui è lì. Secondo stint con le soft pazzesco, poi la VSC (causata dal ritiro del compagno) gli tarpa le ali ma conclude al quarto posto. Altra ottima prova. NON MOLLA MAI.

Charles Leclerc, voto 6.5: l’errore in qualifica compromette inevitabilmente il voto finale. In gara però è un martello e si toglie anche lo sfizio del giro veloce. DALLA NOTTE AL GIORNO.

Sergio Perez, voto 7.5: coglie il massimo sia in qualifica che in gara e si porta a casa otto preziosissimi punti che pesano tantissimo. MAESTOSO.

Carlos Sainz, voto 7.5: fuori in Q2, in gara cambia marcia e batte Norris. Torna capitano e conquista i primi punti stagionali. BRAVO.

Lando Norris, voto 7: continua a fare benissimo con una macchina davvero rigenerata. Miglior rookie dell’anno fin qui. MATURO.

Lance Stroll, voto 6.5: in qualifica è lentissimo, in gara è un altro pilota. Davvero inspiegabile. RIGENERATO.

Kimi Raikkonen, voto 7: penalizzato e costretto a partire dalla pit lane, ma nessun dramma. Lui c’è sempre e termina ancora una volta in zona punti. ETERNO.

Alexander Albon, voto 6: nelle libere fa fuoco e fiamme, poi alla lunga si affievolisce. Arriva a ridosso della zona punti. PALLONCINO SGONFIATO.

Antonio Giovinazzi, voto 6.5: la qualifica è certamente di livello, purtroppo la sua gara meno (maledetta centralina) ma nella pista che gli ha regalato una doppietta in GP2 dimostra di esserci. POSITIVO.

Kevin Magnussen, voto 5.5: con questa Haas sembra davvero difficile combinare qualcosa. Lui, però, sta sempre davanti a Grosjean. LOTTATORE.

Nico Hulkenberg, voto 5: la Renault è irriconoscibile, e lui anche. Viene battuto ancora in qualifica da Ricciardo. TRISTE.

George Russell, voto 6: ancora una volta sufficiente, dal momento che batte il compagno di squadra. Per il resto, non per causa sua, poco da dire. DELUSO.

Robert Kubica, voto 5: questa volta si becca l’insufficienza, sia per il botto in qualifica che per il drive through in gara. WEEKEND SOTTOTONO.

Pierre Gasly, voto 6: la sua gara è finalmente da pilota Red Bull, ma l’errore che lo costringe a partire dalla pit lane è gravissimo. Alla fine è sfortunato ed è costretto a parcheggiare nella via di fuga. PROVACI ANCORA PIERRE.

Romain Grosjean, voto 4.5: il mezzo voto in meno è per l’ennesimo errore in quel di Baku (e anche questa volta Marcus Ericsson non c’entra nulla). Deve svegliarsi, è irriconoscibile. CANE BASTONATO.

Daniil Kvyat, voto 6: ottima qualifica, poi le sue gomme si degradano troppo velocemente e conclude con un ritiro una gara davvero sfortunata. IELLATO.

Daniel Ricciardo, voto 5: batte Hulkenberg in qualifica, ma in gara ne combina di tutti i colori. Sbaglia la staccata su Kvyat e non soddisfatto lo tampona in retromarcia. COSI’ NON VA.

Williams, cronaca di un disastro annunciato

Qualche riflessione sul caso Williams del nostro Giovanni Molino. In questi giorni si fa a gara a chi riesce meglio a catechizzare Claire Williams, ma ci si chiede poco, probabilmente, se non si debba scavare un po’ più a fondo per capire le ragioni di un disastro, che se riferito alla gloria della scuderia inglese, assume connotati epici.

Sommando le dichiarazioni di Claire e quelle di Kubica (che dopo tre gare ha riferito di non riuscire a tenere il passo gara del compagno di squadra) il quadro è piuttosto complesso ma chiaro. Da una parte una manager addirittura ottimista che crede nel ritorno ai fasti passati, anche se in un periodo medio lungo e che certamente guarda al futuro con positività, parlando del ritorno di Patrick Head e lodando il lavoro in fabbrica che a fronte di seicento dipendenti sforna buona parte della componentistica mentre dall’altra un pilota, esperto, certamente non stupido, che invece ammette (nuovamente) di non poter spesso disporre di ricambi e di sentirsi semplicemente il passeggero di una vettura inguidabile alla quale potrebbe persino invertire gli pneumatici: il povero Robert è stato anche onesto con se stesso, dichiarando alla stampa, pochi giorni fa, di non riuscire a tenere il passo gara del compagno di squadra, il giovane e talentuoso George Russell. Il motivo? Totale mancanza di grip!

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A mio avviso la Williams (Claire) ha tentato il colpo di coda per non precipitare ancor più in basso perdendo sponsor nell’immediato, ma chiaramente la situazione è tragica. Impossibilità di esternalizzare tramutata in vanto per la costruzione in proprio dei pezzi, che però evidentemente non sono di qualità e nemmeno abbastanza di numero. Mancanza di ingegneri di livello mascherata con il ritorno di manager del passato, che certamente porterà organizzazione ma difficilmente “un aerodinamica efficiente”, estremizzando il concetto.

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Tuttavia, e con questo torno alla premessa, sicuri che Claire Williams sia la causa di tutto? Sicuri che il suo allontanamento risolverebbe i problemi? Personalmente vedo problemi molto più complessi che l’inadeguatezza del manager. Problemi collegati più che altro alla mancanza di fondi, causata si dalla sfiducia dovuta ai fallimenti di questa gestione che ha le sue colpe, ma anche alla struttura stessa dell’azienda inglese che si basa quasi del tutto sulla F1 e senza la quale praticamente non esisterebbe. Soluzioni? Non so, forse una fusione. Ma le cose si fanno in due: ed oggi Williams cosa offre al partner? Il nome e qualche sponsor, al massimo. Penserei ad un binomia Porsche-Williams ma parliamo di fantaformulauno per una serie di ragioni che qui non ha senso esporre. Magari si potrebbe parlare di una vendita, ma dopo la fuga di Stroll probabilmente per attrarre qualcuno… servirebbe una svendita. Questa rimane l’opinione di un appassionato, non certo il nuovo Marchionne: la speranza di tutti noi è  ovviamente quella che un nome tanto glorioso non sparisca dalla griglia e riesca a risorgere dalle sue ceneri.

– Giovanni Molino (redattore)

Verso l’Azerbaijan: che Ferrari vedremo a Baku?

Il nostro analista tecnico, Marco Francesco Renna, prova a far luce sui problemi che affliggono la Ferrari SF90, una delle monoposto più imprevedibili (sotto tutti i punti di vista) realizzate dalla Scuderia di Maranello. Che a Baku, cerca necessariamente il riscatto. 

Più che un semplice dato statistico in se, le tre doppiette siglate Mercedes nelle prime tre gare fungono da cartina tornasole della corrente situazione in casa Ferrari. Le ragioni dietro alle opache prestazioni delle Rosse sono il risultato di un miscuglio di fattori di natura tecnica e strategica che hanno, di fatto, tarpato le ali ai due alfieri della scuderia nel corso di queste fase di campionato. Gli interrogativi che scaturiscono da una così ambigua serie di prestazioni, caratterizzate da un susseguirsi di eventi apparentemente fuori controllo persino per i tecnici di Maranello, sono davvero tanti e noi, nei limiti del possibile, proviamo a fornire delle risposte ad alcuni di essi.

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La sensazione che traspare al termine del GP numero mille, peraltro concretizzatosi in una gara con pochissimi acuti, è che la Ferrari si ritrovi tra le mani un veicolo difficile da interpretare e comprendere. Ricordiamo, a tal proposito, che la SF90 è una vettura che prosegue sì nel solco tecnico, comunque innovativo, tracciato dal 2017 ad oggi, ma che, per una serie di ragioni determinate da scelte proprie e regolamentari, si presenta con non poche differenze rispetto alle progenitrici. Su tutte, spiccano la rivista configurazione delle masse radianti e la conseguente estremizzazione dell’aerodinamica tutta, incluso il nuovo e “anticonformistico” alettone anteriore dotato di profili rastremati verso la paratia al fine di replicare l’effetto outwash altrimenti annullato dalle nuove norme regolamentari. A queste variazioni, però, è importante aggiungere un dato che, al pari o a volte più di altri, altera la dinamica del veicolo e sul quale, in occasione dell’appuntamento inaugurale, abbiamo già ampiamente discusso: il passo. È bene tenere a mente, infatti, che la nuova nata di casa Ferrari possiede la misura di passo maggiore sullo schieramento, superando numericamente persino coloro che di questa filosofia – a passo lungo e basso rake – si erano fatti principali portatori, ovvero i tecnici della Stella, con un accrescimento quantificabile in un delta di 13mm in più rispetto alla rivale designata, la F1 W10 e ben 25mm in più rispetto alla progenitrice del 2018. Tale cambiamento, come l’ingegneria insegna, non può mai essere effettuato senza alterazioni sulla dinamica del veicolo, che richiede, dunque, una apposita revisione dell’aerodinamica e della cinematica, con variazioni di assetto unicamente riscontrabili una volta che la vettura viene messa su pista.

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Ma non è il passo l’unico elemento cardine di questa disquisizione; esso risulta essere infatti solo uno degli elementi di contorno di un discorso dai tratti ben più ampi e complessi, soprattutto se abbinati tra loro come di norma si dovrebbe. Bisogna infatti tenere in considerazione quanto differente sia il funzionamento del nuovo impianto aerodinamico della SF90, in particolare per quanto riguarda la gestione dei flussi all’anteriore e i condizionamenti che essi hanno sull’intera fluidodinamica e, ancora, sulla gestione delle mescole. Parrebbe infatti che la Ferrari vista domenica scorsa si sia trovata in difficoltà proprio su questo fronte, con entrambe le vetture che faticavano a mandare in temperatura gli pneumatici e costringendo così i piloti, Vettel in particolare, a consistenti e indesiderati bloccaggi all’approssimarsi dei tornanti lenti che caratterizzano il circuito di Shanghai. Ad aumentare la percezione circa le difficoltà di comprensione che i tecnici al muretto e a Maranello riscontrano da ormai tre appuntamenti vi è l’imponente errore strategico che ha sacrificato la gara di Leclerc, il quale avrebbe potuto terminare la corsa dietro al proprio compagno di squadra se il team non avesse fatto marcatura unicamente sulle Mercedes piuttosto che su Verstappen. Un errore apparentemente leggero quanto grossolano, ma che in realtà testimonia le difficoltà nella lettura di una monoposto effettivamente nuova e acerba, in maniera del tutto simile a quanto accaduto, a parti invertite, nella prima parte del campionato 2017. Terzo, ma non ultimo, elemento di vitale importanza e, verrebbe da dire, tormento è la componente affidabilistica, finora rimasta avvolta da grandi dubbi e, soprattutto, misteriosi problemi. Ad avvalorare la tesi circa le varie noie che stanno vessando la PU Ferrari vi sono le tribolazioni patite dai team minori da essa motorizzati, con l’Alfa Romeo, di Giovinazzi in primis, a subire il maggior numero di interventi nel corso delle prove libere. Problemi che, però, sono stati patiti anche da Leclerc, tanto nel corso dell’appuntamento in Bahrain quanto nel corso delle prove, con conseguente riduzione del tempo utile impiegabile in pista.

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A valle di questa serie di ragionamenti, la cui somma è costituita da parti aventi incidenza non meglio specificabile o quantificabile, appare ovvio anche il perché della modesta, a tratti quasi assente, quantità di aggiornamenti al momento riservati alla monoposto italiana, evidentemente ancora in uno stato un po’ “acerbo” e di difficile comprensione per i propri tecnici, i cui grattacapi dovranno ben presto cessare se si vuole sperare in una quanto più prossima lotta al vertice piuttosto che ad una fuga in solitaria, in parte già attuata, da parte degli avversari. A Baku serve necessariamente un riscatto: che Ferrari vedremo in Azerbaijan? Il motore dovrebbe fare la differenza nell’eterno rettifilo che porta alla prima curva, così come il telaio e l’aerodinamica saranno padroni del settore centrale, lento e guidato (che favorirà inevitabilmente Mercedes e Red Bull). Servirà dunque il bilanciamento perfetto, per tornare alla vittoria. Affidabilità permettendo.

– Marco  Francesco Renna (analista tecnico)