Storie di GP: Spagna 2012

La prima, unica ed ultima sinfonia dell’indimenticabile Pastor Maldonado, al volante di una rediviva Williams. Come cambiano le cose in appena sette anni, eh? Chi dimentica… è complice. Il ricordo di Andrea Matteotti.

È la settimana del GP di Spagna, primo appuntamento europeo del campionato da parecchi anni a questa parte. Uno snodo fondamentale per il proseguo del mondiale, specialmente per quanto concerne il tema sviluppi (motoristici e telaistici). Spesso ci ha regalato gare emozionanti, come la prima vittoria di Michael Schumacher al volante della Ferrari nel 1996 sotto lo storico diluvio. Nel 2013 assistemmo ad una delle partenze più incredibili della storia di questo sport: protagonista Fernando Alonso, che passò all’esterno di curva due sia Kimi Raikkonen che Lewis Hamilton. Oggi però facciamo un salto all’anno precedente. Stiamo parlando del 2012: l’inizio di stagione è entusiasmante: ci furono infatti quattro vincitori diversi nelle prime quattro gare. Bei tempi eh? L’arrivo in Europa, però, lascia tutti un po’ sorpresi e con l’amaro in bocca: in qualifica la McLaren vola e Lewis Hamilton si prende una pole position pazzesca. Il destino del GP sembra già segnato, se non fosse per un piccolo particolare: i meccanici McLaren imbarcano pochissima benzina sulla MP4/27 e l’inglese, virtualmente in pole, è costretto a partire dall’ultima casella della griglia! Quindi la partenza dal palo viene ereditata da un giovanotto venezuelano, campione GP2 nel 2010, in quel momento al volante della Williams: è lui o non è lui? Certo che è lui: Pastor Maldonado. Pastor lotta per ogni tornata con Fernando Alonso, che dopo aver trionfato in Malesia (a Kuala Lampur se l’era giocata con un altro giovane, Sergio Perez, allora alla guida di una rediviva Sauber), ci tiene particolarmente a replicare il successo malese e a mandare in delirio il suo pubblico.

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Il venezuelano però non è affatto d’accordo. Maldonado infatti, grazie a una grande strategia da parte degli uomini della Williams e a una guida che pareva quella di un veterano pluricampione del mondo, mantiene la testa e conquista la prima (ed unica) vittoria in carriera, la prima di un venezuelano in F1 e finora l’ultima della Williams Racing, allora motorizzata Renault.

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Alonso conquistò il secondo posto, davanti a Kimi Raikkonen (al suo ritorno nella massima categoria che aveva abbandonato nel 2009), al volante della Lotus-Renault. Lewis Hamilton giunse ottavo dopo una bella rimonta, mentre Sebastian Vettel fu solo sesto al traguardo. Nelle tre gare successive ci furono altri tre vincitori diversi, il che fu incredibile: mai si erano visti sette vincitori diversi nelle prime sette gare: Button in Australia, Alonso in Malesia, Rosberg in Cina, Vettel in Bahrain, come detto Maldonado in Spagna, Webber a Monaco e Hamilton in Canada. Il 2012 fu probabilmente l’ultimo mondiale davvero combattuto tra più costruttori e si concluse con una gara rocambolesca in Brasile, che vide Vettel laurearsi campione del mondo per la terza volta consecutiva.

Storie di GP: Azerbaijan 2016

Hammer Time, grazie alla penna di Andrea Matteotti, fa un passo nel (recente) passato del GP dell’Azerbaijan (in quell’anno GP di Europa), ripercorrendo la prima edizione e rievocando un episodio controverso, che forse in pochi ricordano, che alla fine risultò decisivo per l’assegnazione del titolo mondiale.  

Ottavo appuntamento stagionale: la F1 sbarca per la prima volta, per il Gran Premio d’Europa, a Baku, in Azerbaijan: le prime sette gare del 2016 hanno messo in evidenza una superiorità evidente delle due Mercedes, probabilmente anche più schiacciante rispetto a quella vista nelle già dominanti stagioni precedenti. La W06 lascia le briciole agli avversari (una pole position a Daniel Ricciardo in quel di Monte-Carlo e una vittoria in quel di Barcellona a Max Verstappen, grazie al clamoroso botto iniziale delle due frecce d’argento, che si autoeliminarono). 

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Dopo le prime quattro gare tutto sembrava già scritto, con quattro vittorie di un Nico Rosberg che sembrava rigenerato dopo un 2015 a dir poco difficile. Lewis Hamilton, sia per sfortune varie che per sottovalutazione dell’avversario, era costretto a rincorrere, e non certo da vicino. Tuttavia l’inglese, essendosi aggiudicato in sequenza il GP di Monaco e poi il GP di Canada, si era rifatto sotto in maniera decisa. I due sono distanziati, a Baku, di appena nove punti.  In Azerbaijan, però, il leitmotiv sembra tornato quello delle prime gare: Hamilton è velocissimo, ma sprecone. In Q3 Lewis va a sbattere contro un muretto ed è costretto a partire decimo, mentre Nico conquista facilmente la pole davanti a un fantastico Sergio Perez. Ma è in gara che scoppia la polemica: Rosberg è tranquillamente al comando, quando Hamilton ha un problema con la sua Mercedes. Molti team radio erano stati vietati la stagione precedente, soprattutto quelli in cui si cercava di aiutare il proprio pilota alle prese con problemi di affidabilità: la Mercedes quindi non può aiutare il suo pilota, che perde tantissimo tempo nel cercare di risolverlo e conclude quinto una gara difficilissima. Il compagno tedesco, invece, vince in scioltezza il GP d’Europa (che dall’anno successivo diverrà il GP dell’Azerbaijan), davanti a Sebastian Vettel e a Sergio Perez.

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La polemica, però, viene rinnovata appena due gare dopo: siamo al decimo GP, a Silverstone, e Rosberg accusa un problema alla sua Mercedes. La squadra, contrariamente a quanto fatto con Hamilton, viola le regole, risolve il problema di Nico, che riesce così a limitare i danni e se la cava con dieci secondi di penalità, che comunque non gli pregiudicano il podio. A posteriori, forse Hamilton avrebbe preferito scontare anch’egli i suoi dieci secondi a Baku… visto che il titolo del 2016 gli è sfuggito per soli cinque punti! 

Storie di GP: Cina 2011

Nel 2011 Red Bull e Sebastian Vettel sono devastanti: la stagione è segnata, il dominio è impressionante e agli avversari restano solo le briciole, anzi, spesso nemmeno quelle. Ma quell’anno, in Cina… la storia è diversa. Il ricordo (e ovviamente l’articolo) di Andrea Matteotti.

Nel 2011 c’è un solo protagonista nel campionato della massima categoria: il suo nome è Sebastian Vettel, campione del mondo in carica (il più giovane della storia di questo sport). Il suo obiettivo, quell’anno, è quello di non lasciare nemmeno le briciole ai suoi avversari. Anche in Cina, ovviamente. Nelle libere del venerdì, manco a dirlo, è Sebastian che domina, con Mark Webber e Lewis Hamilton che chiudono secondi rispettivamente in FP1 e FP2. Il sabato mattina il copione è sempre lo stesso, con il tedesco della Red Bull che vola, ma stavolta alle sue spalle c’è Jenson Button. Visto il dominio nelle libere, la pole position sembra scontata… e infatti lo è: Vettel rifila ben sette decimi a Button ed altrettanti ad Hamilton, ed è pronto per far sua anche la gara, dopo aver dominato in lungo e in largo tutto il weekend.

British F1 Grand Prix - Qualifying

Quella domenica tuttavia la storia sembra diversa: le frecce d’argento bruciano Vettel in partenza, anche se non riescono a creare un gap soddisfacente, non a caso il tedesco è grado di riprendersi la testa dopo il primo pit, anche grazie a un errore di Button. Sebastian continua a fare l’andatura ed è quindi pronto per conquistare l’ennesima vittoria, ma a poche tornate dal termine, clamorosamente, si avvicina minaccioso Lewis Hamilton.

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L’inglese prima passa Felipe Massa, poi infila Vettel proprio negli ultimi passaggi. Per il britannico quindicesima vittoria in carriera e centosettantesima per la McLaren. È una delle pochissime sconfitte della Red Bull in quell’annata fantastica per la scuderia austriaca, battuta da un Hamilton che con la Cina ha un feeling speciale: dopo aver perso il titolo nel 2007, ha conquistato cinque vittorie, sei pole position, quattro giri veloci e otto podi totali. Lo scorso anno fu però quarto dopo un week-end decisamente incolore, forse uno dei più negativi della sua carriera: è pronto al riscatto quest’anno. A sfidarlo, come otto anni fa, ci sarà ancora Sebastian Vettel. Che sarà in buona compagnia…

– Andrea Matteotti (redattore)

Storie di GP: Cina 2006

La storia del GP di Cina non è certo centenaria, ma Hammer Time vuole ritornare, a poco meno di cinque giorni dal GP numero 1000 della massima competizione, a quel fantastico 1 Ottobre 2006. E chi se lo può dimenticare, quell’ultimo straordinario salto sul gradino più alto del podio del Kaiser. L’articolo del nostro Rolando Alvaro. 

GP di Cina 2006: terzultima prova di un mondiale estremamente combattuto, che vede due antagonisti, sia in pista, che fuori. Da un lato Fernando Alonso e Michael Schumacher, dall’altro Michelin e Bridgestone: sono proprio quest’ultime, le due case costruttrici di pneumatici, a recitare il ruolo di ago della bilancia per la lotta al titolo. Si arriva in Cina e la classifica recita: Alonso 98, Schumacher 96. Due sole lunghezze dividono gli ultimi due campioni del mondo. Ma in Cina i favoriti sono i piloti gommati Michelin, infatti il circuito si sposa a meraviglia con le caratteristiche delle coperture francesi, e infatti le Renault monopolizzano tutte le prove, mentre le Ferrari, come tutti i gommati Bridgestone, arrancano. In qualifica le Renault impongono il proprio dominio, Fernando Alonso firma la pole position davanti al compagno di squadra Giancarlo Fisichella, le due Honda di Barrichello e Button completano la seconda fila.

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Michael Schumacher è solo sesto, dietro anche al finlandese Kimi Raikkonen, solo ventunesimo Felipe Massa sull’altra Ferrari. Un dramma sportivo. La gara parte sotto una pioggia battente, terreno di conquista per il tedesco ma non per le gomme giapponesi: al via le Renault scappano via, Schumacher cerca di difendersi e mantiene la sesta piazza, ma le sceneggiatura di quel giorno non prevede pioggia.

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A metà gara la pioggia prima diminuisce, poi smette del tutto, tutti sono costretti a rientrare ai box, ma sopratutto a montare gomme dure. Michael rientra in pista e compie il suo ultimo capolavoro, giro dopo giro recupera, rimonta, li passa tutti. Giunge dietro le imprendibili Renault, e a poco meno di venti giri si forma un magnifico trio, formato da Alonso, Fisichella e Schumacher. Le monoposto francesi soffrono le gomme dure, Schumacher infila Alonso al tornantino, il giro successivo Fisichella arriva un po’ lungo alla prima curva e Schumacher punta come un falco l’interno curva, due ruote sul cordolo e due sull’erba, e la rimonta è completata! Tutto presagisce una volata finale verso il traguardo del tedesco, ma ricomincia incredibilmente a piovere. Alonso favorito dagli pneumatici ritorna lanciatissimo su Schumacher giro dopo giro, riduce il suo gap da venticinque fino a tre secondi. Ma la gara termina, al cinquantaduesimo giro, con la Ferrari di Schumacher che taglia per primo il traguardo.

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L’ultima volta, l’ultimo salto sul gradino più alto del podio, del Kaiser.

– Rolando Alvaro (redattore)

Storie di GP: Australia 1994

Venticinque anni fa (allora il GP Australia chiudeva la stagione) ad Adelaide, Michael Schumacher si laureava per la prima volta campione del mondo e Nigel Mansell vinceva la sua ultima corsa. Un 1994 che resterà (nel bene e nel male) nella storia di questo sport. Il racconto del nostro Rolando Alvaro.

Il mondiale che va a concludersi ad Adelaide è stato di gran lunga uno dei più traumatici: visse il culmine della sua drammaticità in quel maledetto 1 Maggio, giorno in cui Ayrton Senna passò a miglior vita. Ad Adelaide a contendersi il titolo ci sono Michael Schumacher su Benetton, l’erede designato di Senna, e Damon Hill su Williams, che ha deciso di affiancare Mansell al figlio di Graham in alcuni gran premi. Mansell, figliol prodigo che venne allontanato a fine 1992. Su un tracciato che, grazie ai suoi rettilinei, si adattava meglio alla Williams con il suo potente V10 Renault, Schumacher, non può che prendere atto dell’inferiorità del suo mezzo, dotato di un V8 Ford abbastanza datato,. Michael inizia il week end con grinta conscio che posizionarsi in prima fila poteva rivelarsi l’unica strategia possibile per potersi fregiare del titolo di Campione del Mondo. Tutto va secondo i piani del tedesco fino a pochi minuti dalla fine delle qualifiche, quando entra in scena Mansell: il britannico, in difficoltà sul cittadino di Adelaide (forse non riesce a scacciare i ricordi del 1986, quando per una foratura perse il titolo che aveva quasi in tasca) riesce a sconfiggere gli spettri del passato e conquista la sua trentaduesima pole position in carriera! Schumacher, tenta il tutto per tutto per riprendersi la posizione ma, andando oltre il limite della sua Benetton, finisce le sue prove contro il muro vicino alla prima chicane. Al via Schumacher ed Hill saltano il leone inglese, lanciandosi in un duello suddiviso in settori, nella parte mista Schumacher guadagna su Hill, che però grazie ai 10 km/h in più del suo V10 recupera nei rettilinei sul tedesco. 

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Neanche dopo i pit stop riescono a variare la situazione in pista, anzi i due si ritrovano vicini, ma non vicinissimi, solo un episodio può cambiare la classifica. E infatti, Frentzen resiste al doppiaggio del tedesco facendolo sbandare vistosamente. Schumacher decide che è il momento di andare oltre la propria macchina ma esagera, infatti arriva lungo sul cordolo rimbalzando contro il muro e rientrando in pista con la macchina mutilata proprio mentre arriva Hill che infila il tedesco per andarsi a prendere quello che gli spetta e che spetterebbe a Senna: il titolo mondiale.  Nello spazio di pochi metri e pochi decimi i due duellanti vengono a contatto mettendo il tedesco fuori gioco e Hill poco dopo, nonostante avesse tentato di proseguire seppur una sospensione rotta non dava nessuna speranza all’inglese di fregiarsi del titolo. Mentre i due di testa si auto eliminavano, sale Mansell al primo posto, ma Berger con la Ferrari attaccato agli scarichi, è pronto a sopravanzarlo. L’austriaco effettua un veloce pit, tanto che esce in testa di un niente davanti al leone che comincia a puntare la Ferrari ad ogni curva. Mansell vuole la vittoria, vuole rifarsi e scacciare gli spettri del 1986, ma ha davanti la sua odiata Ferrari (che lo ha ripudiato per Prost) che grazie al suo V12 riesce a stargli davanti quel poco che basta a non farsi superare.

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Ma il destino ha optato per un altro finale: Berger, come ad Estoril nel 1987, sembra patire la sagoma della Williams, ritarda la frenata di poco, quel poco che basta per dare strada libera al leone inglese. Mansell si lancia dunque verso la vittoria. La trentunesima. L’ultima di una straordinaria carriera. 

– Rolando Alvaro (redattore)