GP dell’Azerbaijan: le pagelle

A Baku ci si aspettava una miriade di sorpassi e di incidenti, ci si aspettava un Bernd Mayländer (a bordo della sua AMG GT-R) protagonista. Le aspettative sono però state disattese: gara bella ma non certo bellissima, gomme indecifrabili e, soprattutto, sempre la solita storia… argentata. Le pagelle di Andrea Matteotti.

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Valtteri Bottas, voto 10: pole position fantastica e inizialmente quasi inaspettata, gara superba. Tenere dietro Hamilton non è mai semplice. Valtteri, però, non sbaglia una virgola. PERFETTO.

Lewis Hamilton, voto 9: ottima partenza, purtroppo per lui la prima curva arriva troppo presto e si deve accodare. Forse potrebbe essere un po’ più cattivo, ma preferisce non rischiare. Poi passa tutta la gara negli scarichi di Bottas. L’OMBRA DI VALTTERI.

Sebastian Vettel, voto 8: finalmente conquista un podio meritato con una gara gagliarda. Purtroppo per lui, però, le Mercedes sono troppo veloci. RISVEGLIO DEFINITIVO?

Max Verstappen, voto 7.5: cascasse il mondo lui è lì. Secondo stint con le soft pazzesco, poi la VSC (causata dal ritiro del compagno) gli tarpa le ali ma conclude al quarto posto. Altra ottima prova. NON MOLLA MAI.

Charles Leclerc, voto 6.5: l’errore in qualifica compromette inevitabilmente il voto finale. In gara però è un martello e si toglie anche lo sfizio del giro veloce. DALLA NOTTE AL GIORNO.

Sergio Perez, voto 7.5: coglie il massimo sia in qualifica che in gara e si porta a casa otto preziosissimi punti che pesano tantissimo. MAESTOSO.

Carlos Sainz, voto 7.5: fuori in Q2, in gara cambia marcia e batte Norris. Torna capitano e conquista i primi punti stagionali. BRAVO.

Lando Norris, voto 7: continua a fare benissimo con una macchina davvero rigenerata. Miglior rookie dell’anno fin qui. MATURO.

Lance Stroll, voto 6.5: in qualifica è lentissimo, in gara è un altro pilota. Davvero inspiegabile. RIGENERATO.

Kimi Raikkonen, voto 7: penalizzato e costretto a partire dalla pit lane, ma nessun dramma. Lui c’è sempre e termina ancora una volta in zona punti. ETERNO.

Alexander Albon, voto 6: nelle libere fa fuoco e fiamme, poi alla lunga si affievolisce. Arriva a ridosso della zona punti. PALLONCINO SGONFIATO.

Antonio Giovinazzi, voto 6.5: la qualifica è certamente di livello, purtroppo la sua gara meno (maledetta centralina) ma nella pista che gli ha regalato una doppietta in GP2 dimostra di esserci. POSITIVO.

Kevin Magnussen, voto 5.5: con questa Haas sembra davvero difficile combinare qualcosa. Lui, però, sta sempre davanti a Grosjean. LOTTATORE.

Nico Hulkenberg, voto 5: la Renault è irriconoscibile, e lui anche. Viene battuto ancora in qualifica da Ricciardo. TRISTE.

George Russell, voto 6: ancora una volta sufficiente, dal momento che batte il compagno di squadra. Per il resto, non per causa sua, poco da dire. DELUSO.

Robert Kubica, voto 5: questa volta si becca l’insufficienza, sia per il botto in qualifica che per il drive through in gara. WEEKEND SOTTOTONO.

Pierre Gasly, voto 6: la sua gara è finalmente da pilota Red Bull, ma l’errore che lo costringe a partire dalla pit lane è gravissimo. Alla fine è sfortunato ed è costretto a parcheggiare nella via di fuga. PROVACI ANCORA PIERRE.

Romain Grosjean, voto 4.5: il mezzo voto in meno è per l’ennesimo errore in quel di Baku (e anche questa volta Marcus Ericsson non c’entra nulla). Deve svegliarsi, è irriconoscibile. CANE BASTONATO.

Daniil Kvyat, voto 6: ottima qualifica, poi le sue gomme si degradano troppo velocemente e conclude con un ritiro una gara davvero sfortunata. IELLATO.

Daniel Ricciardo, voto 5: batte Hulkenberg in qualifica, ma in gara ne combina di tutti i colori. Sbaglia la staccata su Kvyat e non soddisfatto lo tampona in retromarcia. COSI’ NON VA.

Storie di GP: Azerbaijan 2016

Hammer Time, grazie alla penna di Andrea Matteotti, fa un passo nel (recente) passato del GP dell’Azerbaijan (in quell’anno GP di Europa), ripercorrendo la prima edizione e rievocando un episodio controverso, che forse in pochi ricordano, che alla fine risultò decisivo per l’assegnazione del titolo mondiale.  

Ottavo appuntamento stagionale: la F1 sbarca per la prima volta, per il Gran Premio d’Europa, a Baku, in Azerbaijan: le prime sette gare del 2016 hanno messo in evidenza una superiorità evidente delle due Mercedes, probabilmente anche più schiacciante rispetto a quella vista nelle già dominanti stagioni precedenti. La W06 lascia le briciole agli avversari (una pole position a Daniel Ricciardo in quel di Monte-Carlo e una vittoria in quel di Barcellona a Max Verstappen, grazie al clamoroso botto iniziale delle due frecce d’argento, che si autoeliminarono). 

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Dopo le prime quattro gare tutto sembrava già scritto, con quattro vittorie di un Nico Rosberg che sembrava rigenerato dopo un 2015 a dir poco difficile. Lewis Hamilton, sia per sfortune varie che per sottovalutazione dell’avversario, era costretto a rincorrere, e non certo da vicino. Tuttavia l’inglese, essendosi aggiudicato in sequenza il GP di Monaco e poi il GP di Canada, si era rifatto sotto in maniera decisa. I due sono distanziati, a Baku, di appena nove punti.  In Azerbaijan, però, il leitmotiv sembra tornato quello delle prime gare: Hamilton è velocissimo, ma sprecone. In Q3 Lewis va a sbattere contro un muretto ed è costretto a partire decimo, mentre Nico conquista facilmente la pole davanti a un fantastico Sergio Perez. Ma è in gara che scoppia la polemica: Rosberg è tranquillamente al comando, quando Hamilton ha un problema con la sua Mercedes. Molti team radio erano stati vietati la stagione precedente, soprattutto quelli in cui si cercava di aiutare il proprio pilota alle prese con problemi di affidabilità: la Mercedes quindi non può aiutare il suo pilota, che perde tantissimo tempo nel cercare di risolverlo e conclude quinto una gara difficilissima. Il compagno tedesco, invece, vince in scioltezza il GP d’Europa (che dall’anno successivo diverrà il GP dell’Azerbaijan), davanti a Sebastian Vettel e a Sergio Perez.

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La polemica, però, viene rinnovata appena due gare dopo: siamo al decimo GP, a Silverstone, e Rosberg accusa un problema alla sua Mercedes. La squadra, contrariamente a quanto fatto con Hamilton, viola le regole, risolve il problema di Nico, che riesce così a limitare i danni e se la cava con dieci secondi di penalità, che comunque non gli pregiudicano il podio. A posteriori, forse Hamilton avrebbe preferito scontare anch’egli i suoi dieci secondi a Baku… visto che il titolo del 2016 gli è sfuggito per soli cinque punti!